Il Capoluogo dei Lettori

Punti di vista: "Cosa è mai la telecamera…

Non si può capire, comprendere fino in fondo cosa provoca nell’intimo del politico moderno essere nel raggio d’azione e di ripresa della telecamera. Un misto di gioia, di incredulità, di intimo piacere: io ci sono, mi vedranno migliaia di persone, parlo al popolo, dico quello che voglio senza poter essere contraddetto, interrotto, contestato.
Cosa non si fa per una telecamera davanti agli occhi...

Non importa se devo dire qualcosa di serio, di importante, se devo comunicare argomenti di interesse per le persone; non importa se rischio la banalità, il vaniloquio, se riesco ad alimentare il disprezzo più nero verso la categoria che rappresento: l’importante è esserci dentro quel tubicino così piccolo che ha la magica funzione di farmi entrare con prepotenza nelle case della gente, pure di quella che non vorrebbe vedermi; oggi la gente, al 99,1%, è malata terminale di TV, stare un giorno, un’ora senza quel meraviglioso tubo catodico o quello schermo a cristalli liquidi crea violente crisi di astinenza, e la telecamera è il mezzo attraverso il quale si iniettano dosi massicce di antidolorifico, di metadone per lenire i dolori che la crisi di perdita comporta e induce.

Il politico moderno vive in funzione della telecamera: vive perché esiste la telecamera!

Non importa cosa dire, come dirlo, cosa fare….sono cose che non richiedono specifica competenza: si acquisiscono con l’esperienza; l’importante è essere dentro la telecamera.

Che importanza può avere se in un Comune, ancorché terremotato, i portatori sani di pensiero se ne vanno sbattendo la porta, denunciano lo stato di disagio come portato ultimo di un’azione amministrativa assolutamente inconsistente, inconcludente, incoerente, e, infine, inesistente?

Quelli che restano, quelli sì, che conoscono l’arte e il mestiere della politica: sanno che basterà andare davanti alla agognata e desiderata telecamera e…. come per incanto io vado avanti, e chi mi ferma più, avanti, ancora avanti, tanto prima o poi una nuova elezione, in questo benedetto paese, dovrà pur esserci.

Ma a chi interessa più l’azione amministrativa, la scelta urbanistica, la coesione sociale; a chi interessa più la elaborazione e la pratica del governo dei complessi processi che potrebbero delineare un percorso per la ricostruzione di una città territorio, per la ri-identificazione delle ragioni per sentirsi ancora comunità?

Pensiero, azione, cultura di governo sono pure categorie dello spirito, a fronte della possibilità e dell’opportunità di essere davanti alla telecamera.

La telecamera impone, secondo casi, comportamenti diversi: c’è il dramma del terremoto, quindi il viso sarà mesto, da circostanza triste; con la maschera della tristezza, modulata Marlene Dietrich, si farà riferimento al disastro, si parlerà delle eventuali vittime, si cercheranno responsabilità, si dovrà, malgrado tutto e tutti, ricordare che io…..eh sì! io l’avevo detto, già tre anni fa, avevo detto che si sarebbe dovuto fare quel tale lavoro, per scongiurare le conseguenze di un dramma che sapevo si sarebbe verificato, ma nessuno mi ha ascoltato.

Oppure basta invertire i termini, il risultato è lo stesso: sono stati quelli prima di me che hanno prodotto il disastro, che io ora sto cercando di sanare. Ovvio più grande è il disastro, più tempo occorre per riparare, e quindi giustifico, alla telecamera, il mio inverecondo immobilismo, peggio: la mia incapacità a fare qualcosa di utile e concreto, e non solo enunciare e dichiarare coniugando il tutto al futuro. Farò, dirò, occorre questo, è necessario quello: sono le frasi più note da recitare davanti alla telecamera.

Davanti ad una telecamera non si può indugiare: io l’avevo detto, quindi le colpe, le responsabilità di tutto, sta in quelli che sono venuti dopo di me, o che ci sono stati prima: è l’inverecondo ritornello della politica dell’oggi, di quel vuoto di contenuti e quel pieno di propaganda che è diventata la politica oggi, quel quotidiano succhiare la linfa vitale delle persone per sottometterle, tramite telecamera, alla realizzazione dei modesti progetti che riguardano solo e soltanto me stesso.

Dalla telecamera si afferma, non si documenta, e chi la usa da sempre sa che il tempo si misura in attimi davanti ad essa; la tecnica non può che essere: nei primi 40 secondi denunciare fatti e circostanze, nei successivi 55 secondi incensare sé stessi e denigrare gli avversari incapaci e inconcludenti, gli ultimi secondi rimasti servono a guardare intensamente dentro la telecamera, per dire a chi guarda e ascolta ricordati di me, tanto tra poco si vota e mi vedrai sicuramente in una lista.

La telecamera non ha memoria, quindi ogni giorno è un nuovo giorno, ogni volta è la prima volta, anche se ripeti compulsivamente il ritornello che hai mandato a memoria nella prove casalinghe, e che ti ripeti prima di metterti in posa davanti alla telecamera, per poter magnificare chi ascolta con il vacuum che caratterizza il tuo dire: oggi si parla e si denuncia, e chi mai potrà ricordare che quando si lanciavano gli allarmi sugli edifici a rischio sismico magari occupavi un posto in importanti istituzioni ed avresti dovuto e potuto pensarci meglio?

La telecamera non ricorda, né a te, né a chi ascolta: la telecamera ti asseconda, fa quel che vuoi tu, ti conduce dove le chiedi di portarti.

La telecamera è neutra, non sa se governi o sei all’opposizione; puoi tranquillamente decidere se denunciare le malefatte degli “altri” e magnificare i tuoi comportamenti, l’importante è toccare i nervi scoperti, trattare argomenti che toccano gli interessi della gente, e dire che la colpa è solo e soltanto degli “Altri”, di quegli altri contro i quali stai per aizzare la rabbia popolare se non si risolveranno i problemi. Tu contro tutti, Davide contro Golia, ingranditi entrambi dalla telecamera, che farà ricordare di te al momento opportuno, cioè alle elezioni, non importa quando, non importa quali, ma ci saranno, e sarai, ovviamente, in lista.

La telecamera non ha riferimenti culturali: dentro di essa basta recitare la parte faticosamente imparata, avere buona capacità di mimica, avere lo sguardo giusto. Non servono scuole, basta imitare, e in Italia di esempi vincenti, in quanto a stazionamenti davanti ad una telecamera, ce ne sono a iosa, e non solo oggi, non solo qui.

di Ugo Niccolò


Commenti (1)

  • Complimenti !” di almarco, 08/09/2010 12:54

    Concordo in pieno. Splendido articolo :))

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