Se due anni fu costretto all'abbandono e al ricovero ospedaliero per ipotermia, oggi Alessandro Colò si ritrova ad essere il primo ciclista europeo ad aver completato la Fireweed 400, la Race Across Wilderness Alaska. Una corsa massacrante di 400 miglia - circa 700 km - da fare in 30 ore filate. A Colò, ultraciclista romano che ha corso con il supporto dell'Avis L'Aquila, ne sono bastate poco meno di 28 (ha concluso la gara con il tempo di 27 h 48' 38'') per fare da Sheep Mountain Valley, Valdez e ritorno affrontando da un lato e da un altro quel terribile Thompson Pass che ogni anno determina l'abbandono di decine di ciclisti.
Il vento e il freddo che viene dai ghiacciai non perdona, anche se quest'anno le condizioni di gara sono state decisamente migliori, specie nelle prime 12 ore, con sole e vento moderato. Problemi allo stomaco e fastidi muscolari hanno reso le cose decisamente più complicate. Per fortuna, la temperatura non è stata mai particolarmente rigida, neanche nelle tre ore di notte. Il tempo è peggiorato di molto solo sulla via del ritorno a poche ore dal traguardo."Ho avuto dalla mia parte - ha commentato a fine gara - il fatto di avere mio figlio Lorenzo nel mio crew di supporto, insieme alla mia compagna Mariana e questo mi ha dato la spinta per andare avanti".








