COLLEMAGGIO
  
 

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GUIDA AI MISTERI DELL'AQUILA
La Torre di Collemaggio

a cura di P. Cautilli, L. Ceccarelli
© tutti i diritti riservati di proprietà dell'editore

Eccoci finalmente giunti davanti ad uno dei posti più belli di questo percorso tra i segreti dell’Aquila. Siamo davanti alla Torre di Collemaggio e finora mai nessuno aveva fornito spiegazioni autentiche di questo edificio, lo testimonia il suo abbandono, quasi fosse un’estremità scomoda. Recatevi sul retro, lì c’è la porta d’accesso della torre. Siete davanti all’argomento più intrigante e misterioso che l’ordine plurisecolare dei Templari abbia generato, fino a portarli alla leggenda. Trovandoci all’Aquila bisogna necessariamente tornare alla controversa e mistificata fondazione della città, dovuta per progetto di Federico II nel 1230. Come prova forniamo proprio i documenti che non molto tempo fa sono stati pubblicati per una presunta ricorrenza fatta risalire al 1254: la lettera apostolica di Gregorio IX altro non è che una sequela di lamentazioni delle rappresaglie subite a seguito della rivolta del 1228-29, fomentata dal papa stesso, e dell’altro documento delle segreterie Federiciane. Il Privilegium Concessum de costructione Aquile, che invece fa menzione e si basa sulla stessa rivolta finalmente domata e che quindi, coercitivamente, a fine del contratto in concordia riunisce i villaggi in una città, Aquila. E’ una forzatura alquanto illogica quella che fa post-datare il documento a Corrado di Svevia nel 1254.

Scalpellatura per cancellare un'iscrizione all'ingresso della torre
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Punto interessantissimo di questo privilegio Federiciano per la costruzione dell’Aquila è che termina con l’ordine di costruirvi un castello a spese della collettività. Poiché nel periodo della sua fondazione L’Aquila non era ancora circoscritta da mura, è inteso che la zona di Collemaggio era da considerare in città, lì dove Pietro del Morrone fece costruire la sua chiesa, sui ruderi di un edificio antecedente. Queste preesistenze della chiesa sono ancora riconoscibili, le potete osservare qui nel torrione affiancato alla facciata, e ancora nelle sedici colonne della navata centrale e in tutta la parte bassa del muro di sud-est, dietro la torre, da essa fin oltre l’abside. Questa parte della basilica mostra chiaramente in tutto e per tutto, in pieno stile svevo-cistercense, la preesistenza di un edificio (notate anche la diversità di pietre Il torrione di Collemaggio ha la tipica forma ottagonale di innumerevoli fonti battesimali del medioevo. Corrisponde anche alla regola di collocare i battisteri al di fuori della chiesa, davanti all’ingresso (notate ad esempio le famose e bellissime chiese della Toscana). Era dunque battistero questo torrione, e contiene ancora particolari che parlano da soli, sorprendendoci.

L’ingresso è una porticina ad arco ed era sovrastata da un’epigrafe o bassorilievo evidentemente scomodo, non si spiega altrimenti la completa scalpellatura subita, come a cancellare con veemenza qualcosa da non mostrare (vedi foto). La sapienza gnostica presa in eredità e tenuta viva da Catari, Valdesi, Albigesi e Templari, si riconosce qui in un battesimo arcaico, e nello stesso tempo trasmutante, al quale partecipavano coscientemente persone adulte. Entriamo nella torre. Subito dopo l’uscio guardate in alto: c’è un pertugio circolare scavato nella pietra che arriva sino alla sommità della torre. Da qui il sangue di un animale sacrificato.

La stessa interpretazione si trova nel culto di Osiride, “colui che sta in cima alla scala”, e nell’ebraismo “la mitica scala di Giacobbe”; o nell’Islamismo, ma anche in sistemi esotericiquali la cabala e l’alchimia. Secondo lo storico delle religioni Mircea Elide, la scala raffigura la rottura di livello che rende possibile il passaggio da un mondo all’altro, la via di comunicazione tra terra e cielo, ma anche fra terra e mondo infero. Infatti, dettaglio particolarissimo, è il grande camino che vedete all’inizio della scala, fatto per la lenta combustione di erbe (vedi foto 1), ovviamente allucinogene, tali da facilitare nella persona uno stato di trance estatico.

L'architrave con l'agnello rovesciato
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Il neo-illuminato, dopo questo battesimo iniziatico, entrava poi nella chiesa attraverso una stretta porta, quella che vedete poco più in là della porticina della torre, lungo la parete laterale, sovrastata non casualmente dall’agnello di Dio in posizione capovolta, e si accede ora nel tempio, in un percorso di pietre rosse inondava il neofita. Ancora un immagine di grande profondità simbolica è la scala elicoidale che sale, ora davanti a voi, dall’oscurità verso la luce, verso la sommità della torre. più piccole in alto con quelle più grandi in basso). I cistercensi sopravvissero alla stirpe sveva e ai confratelli templari, anche se la loro epopea imboccò il viale del tramonto proprio dalla fine della dinastia sveva. In quell’epoca la fedeltà ai dogmi cristiani, per paradosso, erano combattuti dalla stessa chiesa, malata di ambizioni al potere materiale, con i conseguenti eccidi antieretici o proclamati tali.

Per la completa descrizione e tante altre scoperte, vi consigliamo la guida: La Rivelazione dell'Aquila

 

 

   
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