Il governatore Gianni Chiodi, dopo le recenti dichiarazioni del segretario regionale del Pd Silvio Paolucci sulla situazione economica in Abruzzo, dice la sua attraverso una nota pubblicata nel suo profilo Facebook e di seguito riportata integralmente.
"L’analisi di Paolucci (pd) sulla situazione dell’economia abruzzese è interessante ma ha il difetto, comune nella dialettica politica, di limitarsi alla superficie.
Che l’Abruzzo nel 2009 abbia fatto registrare i dati economici fondamentali tutti in calo è corretto; è avvenuto in tutto il mondo occidentale, in Abruzzo come in Piemonte, in Texas come in Baviera, e via dicendo. Peraltro, dalle nostre parti, il rallentamento dell’economia ha scontato un evento naturale distruttivo che ha paralizzato un territorio che produceva fino al 6 aprile, il 23% dell’intero PIL regionale regionale. Inoltre la nostra regione è esposta molto più di altre al commercio internazionale e presenta, da sempre, una fortissima correlazione con l’andamento dell’economia internazionale. Basti pensare che alcuni tra i settori industriali più colpiti (mezzi di trasporto, elettronica e tessile) sono fortemente presenti in Abruzzo. Nella teoria economica, quella abruzzese verrebbe definita una economia “prociclica”: si esalta quando quella mondiale va bene, si deprime quando quella mondiale va male.
Nonostante queste due “circostanze aggravanti” l’economia abruzzese ha sostanzialmente tenuto se è vero che la contrazione è stata del 6,3% mentre quella del centro-nord è stata del 6% (dati presentati di recente dal Prof. Mauro alla presenza del Ministro Sacconi a Pescara)
Paolucci pecca ancora di superficialità, quando afferma che i dati dei primi mesi del 2010 confermano la tendenza del 2009. Al contrario i venti della ripresa sono evidenti e certificati dall’Istat. I dati dei primi mesi permettono agli istituti economici di prevedere un segno positivo per il 2010. D’altra parte nel primo trimestre del 2010, le esportazioni sono aumentate in Abruzzo del 12,6% (meccanica + 39%; l’elettronica +67%; l’alimentare + 13%) mentre in Italia solo del 4,8%. Si tratta della dimostrazione di quello che si diceva all’inizio dell’intervento circa la natura prociclica della nostra economia. Anche l’occupazione, sebbene ancora con segno negativo, si attesta nel I trimestre del 2010 al -0,8% (Italia -0,9%).
Il tasso di disoccupazione del I trimestre del 2010 è pari all’8,3% mentre in Italia è del 9,1%. Nel 2009 la situazione era invertita: Abruzzo 9,7%, Italia 7,9%. Situazione peraltro migliore di quella che si registra nel primo trimestre 2010 in Spagna (19,9%), Irlanda (13,3%), Portogallo (10,9), Svezia (8,7%) ecc.
Né mi pare il caso di trascurare l’ottima ricerca del CRESA sulle imprese manifatturiere abruzzesi che stima nel primo trimestre dell’anno in corso (rispetto al I trimestre 2009) un aumento della produzione dell’8,7%, un incremento del fatturato del 6,8% ed un incremento delle esportazioni del 12,2%.
Detto questo, che per la verità confuta radicalmente il presupposto del ragionamento del segretario regionale del PD e cioè la persistenza nel 2010 della tendenza negativa già registrata nel 2009, appare inconsistente il richiamo al “non far nulla” di questo governo regionale per intercettare i segnali di esportazioni in crescita nei Paesi del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina). Primo perché le esportazioni sono in forte crescita e poi perché il compito di un governo regionale è l’economia di contesto e non quello di dire alla Honda quali mercati deve aggredire.
Se un suggerimento va dato, bisogna prima porsi una domanda: dopo la Cina qual è l’area emergente del mondo che attrae più investimenti dall’estero ? Pochi indovinano la risposta, eppure quella zona ad alta crescita, che sta risucchiando i capitali del mondo intero, è a tre ore di volo dall’Abruzzo. E’ la costa sud del Meditteraneo. Dal Marocco alla Turchia. E’ un’area in pieno decollo. Dall’inizio di questo decennio la crescita del suo PIL è stata in media del 4,4% all’anno. Una attrattiva poderosa è la demografia. In meno di venti anni i nostri vicini meridionali avranno 325 milioni di abitanti. Alla quantità bisogna anche aggiungere il fattore età: noi saremo sempre più vecchi, mentre loro saranno a lungo un serbatoio di giovani; quindi si troverà la nuova domanda di consumi, la voglia di crescita, il dinamismo. Le imprese abruzzesi, se lo vorranno, potranno approfittarne sfruttandone la vitalità ed è per questo che la Regione Abruzzo sta sviluppando accordi di cooperazione con la Tunisia già presentati a Pescara nel mese di maggio.
La seconda parte dell’intervento del segretario regionale del PD è il solito elenco della spesa che passa dall’evocare superficialmente tutti i settori economici che abbisognerebbero di sostegno: dal tessile al turismo (che pure è cresciuto secondo Federalberghi del 130%), dall’automotive al calzaturiero, dal servizi innovativi ai parchi montani per finire con l’enogastronomia e la neve passando per le costruzioni e per l’energia. Insomma tutti.
Come si fa a contestare una lista della spesa ? Le risorse per finanziare lo sviluppo e l’economia di contesto, non quella assistenziale di qualche tempo fa, sono state allocate nella programmazione dei FAS e dei Fondi FESR per sostenere chi investe in innovazione e competitività (312 milioni), in energie rinnovabili (35 milioni), nell’ICT (50 milioni), nello sviluppo territoriale (177 milioni) ripresa economia dell’area colpita dal sisma (85 milioni). Mentre per i FESR molti bandi sono già stati pubblicati e molte risorse già immesse nel circuito produttivo, ancora nessuna regione italiana ha avuto la dotazione di cassa per i FAS ma credo che l’autunno porterà buone nuove.
Superficiale, poi, è l’analisi del PD sulla presunta stasi della ricostruzione: oggi a l’Aquila sono stati aperti circa 11.000 cantieri e i fondi già impegnati per la ricostruzione pesante ammontano a circa 750 milioni di euro tra edifici privati e pubblici in corso di affidamento.
Così come ingiustificata appare la critica sulla capacità di utilizzo delle risorse europee se, al contrario, risulta per tabulas che l’Abruzzo è la prima per capacità di spesa tra le regioni destinatarie della quota maggiore di FAS e FESR.
Quello che però risalta nell’intervento di Paolucci è l’assoluta sottovalutazione delle politiche di rigore delle finanze regionali e di risanamento finanziario (tipico della sua cultura politica).
Nessun Paese al mondo che sia oberato di debiti e con alta tassazione può realisticamente fare affidamento su un percorso di sviluppo durevole. Credo che ciò sia intuitivo: la stessa cosa può dirsi per un’impresa o per una famiglia. L’Abruzzo è stato messo in ginocchio dal progressivo indebitamento che nel 2007 ha toccato i 4 miliardi di euro consegnandole il primato di regione più indebitata d’Italia.
Ed il debito regionale, via via che cresceva, “abrogava” quote di reale sviluppo, quote di welfare, drogando la vita politica con la meccanica illusoria tipica della cambiale mefistofelica, del pagamento messo a carico delle generazioni future.
Ed è qui che Paolucci rivela una vocazione alla superficialità e non al rigore dell’analisi di politica economica.
Il percorso in tali casi è obbligato: il risanamento prima di tutto. I risultati raggiunti da questo Governo regionale sono straordinari: riduzione dell’indebitamento del 12,5% in 18 mesi (stiamo parlando di 500 milioni di euro ovvero mille miliardi di vecchie lire) senza aumentare le tasse, riduzione del disavanzo sanitario a livelli antecedenti al 2000, riduzione del costo del debito del 16,5%; tutti valori e cifre certificate da Moody’s e dal tavolo di monitoraggio del Ministero dell’Economia e della Salute. Qui si vince e si perde la sfida !. Il resto è contorno, importante, ma necessariamente contorno.
Ed allora mi sembra di poter concludere così: nell’economia abruzzese soffiano venti di ripresa, il turismo abruzzese cresce del 130%, il debito degli abruzzesi diminuisce, gli investimenti per le strutture sanitarie, contrariamente al passato, ci sono e sono tanti, l’Abruzzo è la prima regione del mezzogiorno per capacità di spesa dei fondi europei, la ricostruzione pesante a l’Aquila sta partendo, i dirigenti regionali diminuiscono, le società inutili e costose sono state messe in liquidazione, i costi della politica ridotti, le sedi in Brasile e Romania sono state chiuse, le comunità montane a livello del mare stanno scomparendo, le Asl sono diventate quattro, i consorzi fidi da 78 ne diventeranno una decina e saranno più utili alle imprese, la sanità privata ha finalmente regole e controlli e costa anche meno di prima, il centro oli non c’è e non c’è alcuna nuova trivellazione, nel frattempo ci siamo occupati anche di un devastante terremoto e ci sono ancora quasi quattro anni per completare il lavoro prima che termini il mandato elettorale. Dopo soli 18 mesi la sfida è vinta o è persa ?"








