Definizione indennizzo/contributo: interviene Lolli

Attraverso un comunicato stampa l'onorevole Giovanni Lolli interviene in merito al problema della definizione contributi \ indennizzo: "Tra i tantissimi problemi che affliggono i cittadini aquilani colpiti dal terremoto del 6 aprile del 2009 c’è anche il serissimo problema di interpretare la definizione delle risorse individuate per la ristrutturazione delle case".

"Nella attuale situazione - si legge nel comunicato - lo stanziamento delle risorse è considerato come un “contributo” pubblico e conseguentemente il cittadino, per avviare i lavori presso la propria casa, dovrebbe dare vita ad una gara pubblica ed affrontare iter e procedure lente e farraginose con seri rischi di ricorsi e contenziosi. Definire invece le risorse messe a disposizione dei cittadini come un “indennizzo” permetterebbe a tutti di lavorare come si è fatto nella ricostruzione dopo il terremoto di Umbria e Marche del 1997. E’ richiesta una norma di legge perché, è stato chiarito, tale interpretazione non può essere definita per via amministrativa ed è quindi necessario inserire nel primo disegno di legge o nel primo decreto utile in calendario alla Camera dei Deputati un emendamento per intervenire con urgenza sul problema".

"Il Governo deve muoversi il più presto possibile - continua Lolli - non c’è più tempo da perdere perché la ricostruzione degli allogi definiti “E” non può partire fino a che non verrà chiarita questa interpretazione. Noi in Parlamento daremo il nostro contributo. Una volta approvata questa interpretazione diventa, a mio parere, assolutamente necessario dare vita ad una selezione pubblica delle imprese a cui i cittadini possono rivolgersi (white list) in modo da escludere imprese a rischio di infiltrazione della criminalità organizzata e imprese senza la necessaria solidità e know how, prevedendo anche tetti sul numero di lavori che una impresa e i progettisti possono prendere in carico".

"Infine - conclude Lolli nel comunicato - proprio a proposito dei lavori presi dalle aziende, continuerò a battermi affinchè venga corretta la sciagurata norma del decreto legge 39 che prevede la possibilità per le aziende di utilizzare il subappalto fino addirittura alla misura del 50 %".

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Commenti (11)

  • Ma vattene a sciare!” di pietropaoli, 01/09/2010 21:05

    Perche' perdere tempo con questo populino,ignorante e puzzolente.

    Mi dispiace che ti sei trovato in questa situazione di emergenza, non te lo saresti mai aspettato.

    Adesso dovevi dimostrare quello che vali e quello che hai sempre detto e predicato.

    Ti e' andata veramente male! Pero' a noi che siamo i tuoi elettori e' andata peggio.

    Dura la vita ?

    Per noi si e per te non so!

  • e la Pezzopane?” di mocerivò, 02/09/2010 07:47

    Non la dice, la sua, la Pezzopane, sulla questione?

    Già mi manca!

    .

    Esimio Lolli, onorevole, nonché consigliere della Provincia, noto come lei si preoccupi che a progettisti ed imprese venga fissato un tetto limite, rispetto alla quantità di lavoro da prendere: come mai?

    Non sarà forse in ragione del fatto che progettisti ed imprese potrebbero prenderne troppo, di lavoro? Che poi lascerebbero "languire", facendo soffrire i proprietari delle abitazioni?

    Immaginando che lei si riferisca anche a progettisti ed imprese locali -basta guardare un emittente TV locale, per vedere quanta pubblicità si stanno facendo-, allora non è vero, che in questa città tutti se la passerebbero male, e tutti starebbero arrancando con fatica! Che tutti non hanno lavoro, che tutti non guadagnano abbastanza e che tutti non ce la farebbero, a pagare le tasse!

    Ci sarebbe, invece, anche chi, grazie al terremoto, potrebbe avere molto più lavoro di quello che riuscirebbe normalmente a smaltire: giusto?

    Se è così, mi spiega a quale titolo questi progettisti e queste imprese dovrebbero beneficiare di quell'altra sua proposta, quella della sospensione per 5 anni dal pagamento delle tasse, con relativo sconto di ben il 60% sulla restituzione?

    Se la ricostruzione è stimata in 18 miliardi di euro, e considerassimo per i progettisti e le imprese locali solo un quinto dell'intera cifra, ovvero 3,6 miliardi di euro, e considerassimo di questa somma tasse per un terzo: 1,2 miliardi di euro, e di questo terzo calcolassimo il 60% di sconto, lasceremmo nelle tasche di progettisti ed imprese, oltre al loro legittimo guadagno, qualcosa come 720 milioni di euro!

    Secondo me, una bestialità da Robin Hood alla rovescia: togliere ai poveri e donare ai ricchi!

    Invece sarebbe giusto che tali progettisti, e tali imprese, stracarichi di lavoro, le tasse le pagassero tutte, ma lasciandone sul territorio quel 60% che lei vorrebbe fargli di sconto, con il quale 60% andare a sostenere chi si trovasse davvero ed oggettivamente più in difficoltà.

     

  • Preoccupato” di Un amico , 02/09/2010 10:13

    On. Lolli, mi scusi , ma da quel che leggo, mi pare non abbia ben chiare le dinamiche del settore.

    Mi riferisco alla sua dichiarata battaglia per diminuire la quota da poter dare in subappalto.

    La legislazione vigente negli appalti pubblici consente di subappaltare una larga parte dei lavori acquisiti dalla aggiudicataria col limite del 30% della categoria prevalente.

    Questo non é un male. Perché conferisce snellezza alla impresa che non deve caricarsi di eseguire in proprio tutte le lavorazioni e soprattutto perché i subappaltatori sono artigiani e piccole imprese che senza i subappalti non avrebbero alcuna possibilità di lavorare in appalti pubblici che richiedono specifiche iscrizioni.

    La legge impone che non si possa subappaltare applicando al terzista un ribasso superiore al 20 % del prezzo offerto dall'aggiudicatario.

    In Umbria il limite é stato posto al 12%. Ora é chiaro che ci sono forme di “svicolamento” dalla norma. Questo é il vero problema, che si supererebbe se la stazione appaltante potesse pagare direttamente le fatture del terzista.

    Quindi non si batta perché le quote di subappalto siano minori perché danneggerebbe gli artigiani e le piccole imprese locali, ma casomai che i ribassi verso i terzisti siano contenuti  e soprattutto controllati meglio.

    Per quanto riguarda il Tema "Indennizzi" o “contributi” ovvero se nella ricostruzione si debba applicare il regime garantista ma lento degli appalti pubblici o la deregulation di quelli privati (la questione è stata sollevata 8 mesi fa dal sito in abruzzo.com) c'é una terza via che consiste nell'elaborare un regolamento che snellisca le procedure pubbliche e imponga un minimo di regole per gli appaltati tra privati. Su questo è stata recentemente pubblicata un bozza di proposta per regolare  conferimenti alle imprese da parte dei privati su cui potrebbe esprimere le sue autorevoli opinioni. 

     

  • a dire il vero, un po' ci avevavo pensato anch'io...” di mocerivò, 02/09/2010 10:38

    sperando di interpretare bene l'ultima parte del commento di Un amico, laddove si ripropone la contrapposizione tra il regime garantista ma lento degli appalti pubblici, e quello veloce ma "deregolato" dei privati, mi sono chiesto anch'io, prima, leggendo la risorsa : ma in Italia, garantista, garantito e veloce, non si può fare?

    Invece, a quanto sembrerebbe, ci sarebbe un terza via.

    Mi ricorda un po' una battuta di Troisi, che, cercando lavoro, si sentiva proporre lavoro nero, lavoro sottopagato, lavoro giovanile... ...-Ma in Italia, il lavoro "lavoro", non ci sta?-.

    .

    Circa poi le affermazioni di Lolli, secondo le quali con l'indennizzo lavorerebbero tutti, non capisco questo come possa avvenire automaticamente di conseguenza. Infatti, lo dico da ingorante, se sarà il privato, a scegliere, ci sarà proprio, al contrario, la possibilità che alcuni, meno noti, meno conosciuti, possano restare esclusi, o no? Mentre con l'appalto tutti potrebbero gareggiare e candidarsi, e, sempre con l'appalto, non conterebbe il nome, che potrebbe essere anche "nomea", ma le condizioni che vengono fatte... ...anche se qui, poi si apre tutta un'altra storia dei ribassi, appannaggio dei più grossi, a scapito, probabilmente, della qualità del lavoro.

     

  • @Un Amico” di Tormentato, 02/09/2010 15:06

    Caro "Amico", a me sembra, invece, che sei tu che non hai ben chiare le dinamiche che si sviluppano su determinate posizioni legislative.

    Il sub-appalto (soprattutto quando concesso in misura così rilevante, come nel caso del terremoto Abruzzo), è un modo per favorire i "furbi" del settore (leggasi: le grandi aziende costruttrici e, comunque, chi vuole "accaparrarsi ad ogni costo" gli appalti oltre il proprio fisiologico limite). Con tale istituzione, il proprietario, che vuole avere (e a pieno diritto, credo) la possibilità di scegliere, sulla base di questioni come l'affidabilità, la qualità, etc., quale impresa debba "mettere le mani" sulla sua proprietà, si trova di fronte alla possibilità che, di fatto, a nulla serva la sua scelta, se poi l'azienda (che ha conquistato la sua fiducia grazie alle sue credenziali) "passa il lavoro" a terzisti scelti (dall'azienda stessa) non già sulla base di garanzie di qualità che questi possano fornire, bensì sulla base della condiscendenza a "gestire in modo non proprio trasparente" (per gli osservatori esterni) il contratto di sub-appalto, al fine di "poterci guadagnare tutti": di fatto, chi guadagna in questo tipo di accordi sono l'azienda appaltante, nonchè il terzista appaltatore (che così ha la possibilità di lavorare anche laddove - per conosciuta inefficienza - nessuno lo avrebbe fatto lavorare!), ma di certo non ci guadagna il malcapitato proprietario, che si vede così riconsegnare una casa "riparata con lo sputo".

    Tanto per fare un esempio, nel mio condominio la scelta della ditta a cui affidare i lavori è stata fatta raccogliendo e vagliando un vagone di documentazione (tecnica, bancaria, referenze, etc.) prodotta da varie imprese costruttrici: un lavoro immane di cui un gruppo di volenterosi condomini si è sobbarcato...Dopodichè ci siamo chiesti: Ma a che cavolo serve tutto questo lavoro, se poi l'azienda vincitrice ha la possibilità di "passare la palla" a sconosciuti terzisti, disposti a lavorare "per un pugno di dollari" e senza ribattere ad ogni imposizione dell'azienda appaltante, magari costituiti da improvvisati muratori in cerca di facili guadagni che nemmeno sanno "tenere in mano la cucchiara"?

    Abbiamo rimediato a questo rischio inserendo, nel contratto di appalto, una clausola in base alla quale l'azienda scelta si impegna a non sub-appaltare. Così, a mio parere, dovrebbero fare tutti quelli che vogliono un "lavoro ben fatto"!

    Un'azienda veramente "sana" preferisce garantire sulla propria pelle i lavori che prende in consegna e, quindi, non fa sub-appalti (o li fa solo per lavori molto specialistici): ha, invece, la capacità di capire quali siano i propri limiti, e il coraggio di rifiutare lavori che non ha la capacità di eseguire.

    Il rischio che le piccole imprese, senza sub-appalti, non lavorino, mi sembra, poi, del tutto fuori luogo! Un'impresa, anche a conduzione familiare, che si è fatta conoscere nel territorio perchè seria ed affidabile (e ne conosco parecchie), in questo frangente di certo non resterà senza lavoro!...Al contrario, quelle imprese edili che, nonostante il terremoto, rischiano di rimanere senza lavoro, non vi è alcun dubbio che siano imprese poco affidabili!

  • Saper fare da soli...” di mocerivò, 03/09/2010 05:57

    nel fare da soli, si presentano due aspetti critici:

    - il primo, è che impedendo ad una ditta di sub-appaltare, questa ci si immagina scheduli il proprio lavoro solo in ragione delle proprie capacità, del proprio dimensionamento.

    Ora io non che me ne intenda molto, ma per quel poco che ci ho avuto a che fare, ho notato come, soprattutto in tempi normali, o almeno a me così è parso, le ditte tendano ad accaparrarsi il lavoro anche oltre le loro immediate capacità. Questo perché quasi inevitabilmente, nell'edilizia, possono esserci dei periodi morti, di stasi, di fermo, per cui, quando ad una ditta il lavoro capita, cerca di prenderne, anche se già sa che poi farà un po' soffrire i committenti con i tempi di consegna. Insomma, per quel che mi risulta, non è poi così "strano" che una ditta abbia più cantieri aperti contemporaneamente, con una mole di lavoro che ecceda le sue capacità, e che si barcameni cercando di accontentare un po' tutti: meglio "soffrire" per il troppo lavoro, che per non averne preso quando ce n'era.

    In base a questa semplice considerazione, e di fronte al grande buffet che alle ditte si para davanti, mi resta difficile credere che un'impresa, siglando l'impegno a non appaltare, rinunci alla grande abbuffata e prenda giusto giusto il lavoro che, per le sue dimensioni, sarà in grado di smaltire di volta in volta, passo passo, laddove gli altri, per così dire, si "strafogano".

    Allora, quale piega potrebbe prendere, la cosa? Potrebbe accadere che sì, la ditta non subappalti, ma, per prendere lavoro il più possibile, assuma all'occorrenza. Ovvero prenda alle proprie dipendenze proprio quegli stessi muratori, visto che altri, su Marte, non ce ne sono, che avrebbero lavorato sotto terzi, nel caso di subappalto: chi ci va a vederlo, muratore per muratore, quali sono le caratteristiche, le qualità, le capacità di ogni addetto assunto?

    - secondo aspetto, per me ancora più importante. È vero, che lasciando al proprietario la possibilità di scegliere indipendentemente, questi sceglierà la ditta migliore, ed è anche vero che sul mercato ci sono ditte migliori di altre, ma il problema potrebbe non stare su questo fronte-ditte, ma sul fronte-proprietari"! Infatti, ma quanti sono i proprietari in grado di saper scegliere una ditta?

    Ora, a qualcuno potrebbe affacciarsi alla mente un liquidatore: "peggio per loro!", e no!

    Mica è giusto che chi non ha dimestichezza con la materia, solo per questo, non debba avere garanzie, non debba indossare un bel paio di mutande di latta, e se la può anche prendere tranquillamente in quel posto là!

    Mica tutti i proprietari conoscono quali siano le ditte affidabili e quali siano quelle da evitare! Mica tutti hanno competenza, in questo campo di attività! E non è affatto giusto, ripeto, secondo me, che chi non ha competenza nel ramo, chi di edilizia e di ditte non ne sa niente e non ne capisce niente, debba rischiare di avere la casa rattoppata alla male e peggio!

    È un po' come fare certi acquisti: se sei pratico, certo che ci vai anche da solo, ad acquistare uno strumento musicale! Un computer. Un'auto o uno scooter! Una casa!

    Ma se non sei pratico? Se sei magari bravissimo in altre cose ma non in quella? Magari sei un bravo psicologo, o un bravissimo Sottotenente di Vascello, ma non sei in grado di scegliere una ditta edile!

    .

    La soluzione, per quanto riguarda l'aspetto della faccenda in generale, deve cercare di essere la migliore per tutti. Inclusi i più sprovveduti.

    Se per i più capaci, i più "attivi", i più "svegli", diciamo così, va bene il potersela scegliere da soli, un'impresa di costruzioni, per tutti gli altri che si fa? Li si lascia allo sbaraglio? Li lasciamo in bocca ai pescecani... ...magari anche molto, ma molto "cani"?

    Personalmente, ho avuto modo di vedere dei lavori su di una casa classificata "A", fatti da un'impresa ritenuta tra le migliori del settore: a mio modestissimo avviso si è trattato di 10.000 euro rubati/regalati!

    Mentre, magari, a me è parso di vedere altre proprietà oltre modo coccolate: basterebbe vedere i puntellamenti, e chiedersi se ci paiono tutti uguali. O se, al contrario, per alcuni si è stravisto, laddove per altri si è data una sistemazione quanto bastava.

    Questa disparità di trattamento, come scongiurarla?

    Ad un mio conoscente, ad esempio, per tenere le putrelle tra loro, quelle poste una su una facciata ed una sull'altra di un edificio, mettendo come tiranti delle lunghe barre filettate agli estremi, non gli hanno forato le pareti: gli hanno sfondato i doppi vetri delle finestre... ...sembrerebbe: "per fare prima"!

    Quindi, i rischi, ci sono per tutti: tutti potremmo prenderci grosse, grossissime fregature, sia da parte delle ditte che si potrebbero impegnare a non subappaltare, assumendo poi personale all'occorrenza, sia per il proprietario che non è in grado di rendersi bene conto di cosa debba fare, sapere, chiedere, controllare.

    Naturalmente io la soluzione non ce l'ho.

    Penso però che in un Paese serio, se il nostro "fosse" un Paese serio, dovrebbe essere lo Stato stesso, cioè colui che paga, a seguire, almeno per la parte controlli, almeno a campione su fasi/lavori, ma veramente però, tutta la ricostruzione, ed a farsene garante... ...in un Paese serio!

    Se per i progetti si è stabilito che venissero sottoposti a pareri di team messi su a bella posta, prima di avere il nulla osta, ancor più, lo Stato, dovrebbe controllare i lavori! Questo mi dice il buon senso!

    In un Paese serio.

    Ma qui in Italia, già lo fecero vedere più volte in TV, puoi avere approvati progetti senza che tu, come ingegnere, nemmeno esista!

    Si portano i provini per i test sul cemento, ma non quelli realizzati con il cemento con il quale è stata costruita la casa, ma quelli presi direttamente dalle ditte che producono manufatti per l'edilizia!

    E una volta presa la fregatura, sulla casa rattoppata invece che ricostruita, corrigli dietro, alle imprese: mo' le acchiappi!

    .

    Allora, visto che siamo tutti aquilani e che diciamo di essere tanto legati alla città, e di essere tanto "speciali", tra le tante associazioni e gruppi che si sono messi su, perché non farne uno tosto, davvero gigantesco, pagato dalla Stato come elemento essenziale ed imprescindibile per una ricostruzione equa per tutti, ed affidare a questo elemento la responsabilità dei controlli su quanto verrà di volta in volta realizzato?

     

  • Approfodimenti” di Un amico , 03/09/2010 08:59

    Un po’ di chiarezza.

    I temi sono due.

    1) quale sia il regime giuridico della ricostruzione pesante. Quello delle  ferree regole del pubblico o la deregolation del privato (io ritengo vi sia anche una terza soluzione ovvero di varare una ordinanza che regoli la deregulation del provato)

    2) Se bisogna contenere o impedire i subappalti.

    mocerivò_214 po pone un’altra serie di problemi che meriterebbero trattazioni a parte

    Sul primo punto c’è stata una proposta di regolamento e quindi non mi soffermo.

    Per quanto riguarda i subappalti la questione è dibattuta da sempre.

    I due estremi sono le imprese organizzate come general contractor . Ovvero in pratica sono finanziarie che di volta in volta acquisicono lavori che fanno realizzare a imprese specializzate limitandosi a controllare il rispetto dei patti contrattuali coi propri specialisti.

    Dall’altro estremo vi sono le cooperative che realizzavano l’intero processo di costruzione al or interno con la sola eccezione degli impianti specialistici.

    Entrambi i sistemi presentano problematicità che esulano dal ristretto spazio di questo blog.

    Posso solo dire che bisogna ver chiaro it tema. Ricostruire una città. Non ricostruire un condominio : Una Città.

    In secondo luogo la ricostruzione deve essere veloce, e tenicamente ben eseguita in prima istanza per la parte strutturale affinché sia protetta da futuri sismi e poi anche nelle finiture magari aggiustando qualche stortura urbanistica, ma questo è un altro discorso.

    Ora come si risolve questo tema? Limitando i subappalti? Vorrebbe dire che per ogni edifico ci sarebbe una impresa che dovrebbe realizzare tutto al suo interno. Oppure affidando blocchi e quartieri ad un solo general contractor che organizzasse lai lavori mediante altre imprese magari locali e garantisse di non fallire durante i lavori?’

    Questo è il tema

    Per realizzare grandi interventi ci vogliono specialisti che mastica di organizzazione che le imprese piccole non hanno. Costruire un palazzo è cosa da geometra, realizzare contemporanea 200 alloggi no. Ecco perchè limitare le quote di subaplato a mio parere può esere un grave danno per le impree e gli artigiani aquilani che non m pare abbiano grandi dimensioni oltre che un macroscopico errore startegico che rallenterebbe i tempi di rientro. Bisoga solo regolamentare i ribassi e  i controlli perchè il fenomeno non degeneri in sfruttamento.

  • in generale...” di mocerivò, 03/09/2010 10:08

    ...in generale, il tema è, giustamente, visto dalla parte dei proprietari e un po' di tutti, essenzialmente quello di ricostruire con celerità, e BENE però: giusto?

    Ora bisognerebbe tenere questi due punti sempre presenti: o sbaglio?

    Che a nessuno farebbe piacere un ricostruzione veloce sì, ma fatta male, è abbastanza intuibile, come cosa, ma una ricostruzione veloce e fatta bene solo in parte, e magari per una parte minima rispetto al tutto, equivale ad essere, complessivamente, comunque una ricostruzione fatta male: no?

    Se, chi è più capace, ed anche scaltro, sarà in grado, muovendosi da solo, di incassare un successo, quanti invece non sapranno farlo?

    È però la somma di questi risultati tutti insieme che determinerà se la ricostruzione, nel suo complesso, sarà stata fatta come si deve oppure no!

    E questo, secondo me attiene, prima ancora che al proprietario, al politico-amministratore, nonché legislatore: anche a Lolli, per dirla in maniera esplicita.

     

    Quindi, credo, ma potrei sbagliarmi, il compito del politico-amministratore, non che legislatore, non deve limitarsi a rimuovere tutti gli ostacoli relativi ai tempi della ricostruzione, lasciando ai singoli privati la rogna di garantirsi una ricostruzione fatta bene!

    Troppo comodo, secondo me.

    Personalmente, ad una ricostruzione a rischio accetterei anche tempi più lunghi, purché sicura!

    Tanto, immagino che fino ai 10 anni, per molti, ci sarà da aspettare: allora meglio 15, ma rifatta con i fiocchi, però, che 10, fatta male!

    Capisco che per alcuni, i più pratici, quelli che si sanno organizzare meglio, quelli che in certi ambiti ne sanno di più, la cosa non desti perplessità ma, anzi, dia l'opportunità di mettere in campo tutto il proprio saper fare, ma credo che il politico-amministratore, nonché legislatore, debba porsi anche il problema di come sopravvivrebbero gli altri, i meno accorti, in meno pratici, quelli più sprovveduti.

    Essere meno pratici, più sprovveduti, non è un motivo buono perché ad alcuni non venga tutelato il diritto ad avere una ricostruzione fatta a regola d'arte!

    Quanti di noi, quando portano l'auto al meccanico, sanno rendersi conto di quale potrebbe essere il guasto da riparare, l'ammontare della spesa e, successivamente, se sia stato o meno riparato a dovere?

    Io conosco uno che quasi sempre chiede di essere presente, quando gliela riparano, l'auto!

    Ma per la casa, come si fa? Stiamo tutto il giorno in cantiere? Chi ci capisce, magari: e chi no?

    Non solo Striscia la Notizia ha ben documentato come per un connettore elettrico staccato a bella posta si possa ricevere un conto da pagare di oltre 200 euro + IVA; o come per una gomma perfettamente integra, a metà della sua vita, sgonfiata sempre a bella posta, ci si possa sentire vivamente raccomandare la sostituzione di tutti e quattro gli pneumatici; ma io, personalmente, più di una volta ho visto meccanici dallo sfasciacarrozze a recuperare pezzi per le sostituzioni sulle auto dei clienti: quanto li faranno pagare, al cliente, quei pezzi? Glielo diranno sempre che sono usati e presi da uno sfascio, o gli applicheranno il prezzo di listino de nuovo?

    Se l'argomento è la velocità, a questo deve per forza accompagnarsi il "fatto bene".

    I terremotati hanno subito dei danni, ed hanno diritto ad avere i danni riparati, e riparati come si deve: questo, di avere i danni riparati come si deve, fa parte del pacchetto che i terremotati devono avere come risarcimento, per cui dovranno essere messe in campo tutte le azioni necessarie perché questa garanzia, almeno ragionevolmente, ma molto ragionevolmente, visto l'argomento, ci sia!

    Garantire una ricostruzione fatta bene, e garantirla in maniera convincente, è un onere dello Stato. E tutelarci, in questo frangente, è un preciso dovere dei vari Lolli.

    E se garantire un ricostruzione fatta come si deve "costa", questo costo andrà computato insieme a quello del cemento e della manodopera: tutto, costa! E non scaricato invece sulle spalle dei proprietari.

    Perché alcuni proprietari, ed io immagino che siano molti, sarebbero completamente alla mercé delle imprese costruttrici.

    Infatti, a pensarci bene, sarebbe paradossale, grottesco, che per l'approvazione di un progetto ci sia bisogno di Reluis, Fintecna e Cineas mentre, al momento della realizzazione, "ognuno faccia pure da sé"!

    Troppo comodo, controllare la spesa al microscopio, quando torna comodo all'erogatore delle somme, e non usare ALMENO la stessa puntigliosità per quanto riguarda la realizzazione dei progetti approvati!

    Dovremmo imputarci, e dire a muso duro: -No caro mio, così come ti sei inventato l'intervento di Reluis, Fintecna e Cineas, ti inventi che le stesse poi vadano a verificarle, le realizzazioni di quanto hanno approvato! Costa? E chi se ne -----? Se "costa", vorrà dire che dovrai "pagare"! Anche i controlli di Reluis, Fintecna e Cineas sui progetti costano, ma questo costo te lo sei sobbarcato volentieri! Ti sobbarchi anche quello dei controlli sulle realizzazioni! Mica è un problema di chi ha avuto la casa danneggiata o distrutta, trovare i fondi per la ricostruzione tutta intera, comprese le garanzie di una ricostruzione fatta ad opera d'arte!-.

    Infine, se volessimo dare il lavoro solo a ditte note "personalmente" ai proprietari in ragione della loro serietà, mi domando, ma ce ne sarebbero a sufficienza?

    Se prendessimo una classe di 25 alunni, quanti saranno, in media, i bravissimi? Direi 3 o 4, poi ce ne sono 5 o 6 bravi, una dozzina "sufficienti", e la differenza "insufficienti". Se per le ditte valessero le stesse proporzioni, e tutti pensassimo di poter aspirare ad avere il lavoro eseguito dai bravissimi o dai bravi, questo, verosimilmente, con la mole di lavoro che c'è, sarebbe davvero possibile? Realizzabile?

    Ne dubito molto! Dovremmo pagare la presunta, fino ad un certo punto, qualità, in termini di tempo: mettendoci in fila con il numeretto in mano.

     

  • Libera democrazia!” di Tormentato, 03/09/2010 10:19

    Quello che contesto sono le imposizioni (veramente poco democratiche) che si vogliono imporre nell'assoluta mancanza di rispetto del diritto di proprietà, sacro secondo la Costituzione! Che si possano fare sub-appalti è sancito nel decreto abruzzo: i sub-appalti si possono fare, e anche in larga misura, quando si vuole, ma che si debba imporre ad un proprietario la scelta di una ditta e, cosa ancor peggiore, che gli si debba imporre che questa ditta possa poi scegliere chi vuole per fargli fare le riparazioni, credo che questo sia veramente una "calata" antidemocratica!...Che io sappia scegliere o meno, una cosa è certa: vi sono ditte "serie" e ditte "meno serie"; un'altra cosa è certa: la mia proprietà è mia e sono io che decido come questa debba essere gestita. Qui, invece, si vuole imporre ai singoli proprietari una scelta dall'alto sulla quale non si hanno garanzie, e, peraltro, anche gli stessi criteri di scelta sono assolutamente privi di efficacia, dal momento che, una volta scelta la ditta, questa ha, di fatto, la possibilità di far intervenire chi vuole (anche contro gli stessi criteri adottati per la scelta) per far eseguire il lavoro!...E' veramente inconcepibile!...Del resto, i precedenti "virtuosi" post-terremoti non hanno adottato questo criterio: la storia non ci insegna niente?

  • .... affidamenti tramite elenco” di publio, 03/09/2010 11:33

    oltre all'aspetto giuridico della differenza tra contributo e indennizzo penso sia opportuno fare molta chiarezza nelle modalità di affidamento degli incarichi (progettisti ed impresa).

    E' superflio evidenziare per i tecnici che hanno numerosi incarichi diventa difficile portare avanti rapidamente e in maniera corretta tutti gli incarici.  Lo stesso discoso vale per le ditte che si si vedrebbero costrette a subappaltare i lavori.

    A tutti fanno paura le modalità di affidamento come per i lavori pubblici.... essendo del settore penso ci sono strumenti legislativi in grado di velocizzare di molto la cosa.

    E' il caso della creazione di un elenco di professionisti ed imprese.

    In pratica tramite un avviso pubblico si crea un elenco di imprese e uno di tecnici disposti ad assumere incarichi per la ricostruzione.  In detti elenchi sono anche riportati le specializzazoni dei soggetti: ad esempio per le imprese le categorie soa e per i tecnici le tipologie e gli importi dei progetti già effettuati.

    In base alle caratteristiche degli incarichi da affidare la stazione appaltante invita 5 soggetti che hanno i requisiti per espletare l'incarico. Questi soggetti in 10/15 giorni presentano le proprie offerte (ribasso e tempi di incarico e modalità di svolgimento) e in base a dei punteggi viene affidato l'incarico.

    In genere le amministrazioni publiche che affidano gli incarichi tramite questa soluzione fanno gare in 20 giorni.

    Inoltre nell'avviso si possono specificare varie clausole: sede operativa nella provincia dell'aquila, obbligo di non assumere più di un numero di incarichi contemporaneamente oppure in base alla capacità organizzativa, obbligo di provvedere ad effettuare le prove sui materiali e geologiche, collaudo, sicurezza)

     

  • io non dico che...” di mocerivò, 03/09/2010 14:47

    ...io non dico che qualcuno ci debba imporre con quale ditta lavorare.

    Dico che c'è un problema: ricostruire senza perdite di tempo, e ricostruire bene.

    Dal punto di vista dei politici-amministratori, secondo me, questo problema va risolto nella sua interezza, nei suoi duplici aspetti:

    1) ricostruire senza perdite di tempo

    2) ricostruire a regola d'arte

    quello che non va bene è che il politico-amministratore, cambiando la cosa da indennizzo a contributo, e risolvendo così la questione "velocità", si senta a posto ed in pace con la propria coscienza, lasciando "a chi?", la questione della "qualità".

    Ora, che ci sia qualcuno, o molti, capaci di provvedere da soli a sopperire per la questione "qualità", questo non può far testo per una regola generale che deve riguardare assolutamente tutti. Perché tutti vanno tutelati, tutti hanno il diritto ad aver ricostruita la propria abitazione a regola d'arte, e di questo se ne deve far carico il nostro caro e profumatamente pagato politico-amministratore locale... ...il quale, ci scommetterei la testa, è anche lui uno di quelli che, quanto a qualità di ricostruzione, per il suo, saprebbe cavarsela da solo.

    Altrimenti sarebbe come se, essendo tutti ammalati e necessitando di cure, qualcuno dicesse: -Per fare prima, facciamo così: dateci le medicine, che ci curiamo da soli!-... ...grazie! Tu che sei medico, ti sapresti curare da solo: e gli altri?

    Ripeto: indennizzo o rimborso, la sostanza è che chi ha avuto la casa danneggiata o distrutta non ha semplicemente diritto ad avere dei soldi, ha diritto ad avere risarcito il danno! Laddove però, per risarcimento, non si intende avere una somma di denaro a compensazione, ma avere la casa debitamente riparata!

    L'onere di garantire che la casa venga riparata a regola d'arte, come regola generale, che riguardi tutti, DEVE essere a carico di chi risarcisce, e non di chi ha diritto ad essere risarcito.

    Questo della garanzia soddisfacente e convincente sui lavori, non è affatto un dettaglio di poco conto: i controlli qualità, in una azienda, hanno dei bei costi precisi! E prevedono norme, qualifiche e personale specifico!

    Forse nessuno sa che per legge, quando un dentista ci mette in bocca una protesi, un ponte, una protesi mobile, dovrebbe darci, ripeto: "per legge", un certificato di garanzia rilasciato dall'odontotecnico, che riferisca su quel manufatto circa i materiali ed i processi utilizzati per la sua realizzazione! Il tutto nel rispetto delle vigenti leggi e normative! Perché, allora, per una casa non dovrebbero essere previste garanzie similari, con i relativi controlli?

    La ricostruzione costa 18 miliardi, e con le garanzie ed i controlli ne costerebbe 25? E si "casi"?

    Vuol dire che ne costerà 25: dove sarebbe il problema?

    Lo Stato. per parere le sue, di chiappe, ci ha messo fino a tre figure, per controllare i progetti in via di approvazione: Reluis, Fintecna e Cineas: come mai ci sembra tanto ammissibile, questo, e non ci pare altrettanto giusto pretendere, sempre dallo Stato, controlli altrettanto pignoli sull'esecuzione dei lavori?

    Ed infine, chi sa fare da sé, fino a che punto è provato che così sia, e fino a che punto potrebbe essere un suo convincimento?

    È vero che la casa è nostra, ma è anche vero che se crolla, poi, vogliamo i soldi dalla Stato, per ricostruirla!

    E se poi quello che pensava di saper fare da sé ci dovesse prendere la fregatura pure lui? Come si fa a qualificare uno capace di sapersela vedere da sé con uno che non ne sarebbe capace?

    Chi lo certificherebbe, questo?

    E se uno fosse un delinquente, e con il pretesto di fare da sé si mettesse d'accordo con una ditta per fare i lavori con la metà della qualità per poi sparirsi l'indennizzo/rimborso?

    I controlli e le garanzie ci vogliono a prescindere.

    Allora direi, va bene che il privato possa scegliersi la ditta per i lavori, ma a prescindere da questo, che rimane qualcosa ad effetto limitato, sarebbe comunque obbligo dei nostri politici-amministratori locali, a nostra tutela, quello di ratificare un protocollo con il Governo/Stato, sui controlli e sulle garanzie, certificato che valga indistintamente per tutti.

     

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