L'Editoriale del direttore Maria Cattini.
L'Aquila, 30 gen 2012 - Carissimi Amici e Lettori, da più di dieci giorni non sono più alla guida de IlCapoluogo.it.
L'Aquila - Finiti gli effetti speciali del berlusconismo, senza più la guida spirituale di “sua eccellenza” Letta, Chiodi si appresta a vivere, da orfano, il suo anno più difficile da Presidente della Regione. Un 2012 iniziato, peraltro, malissimo: con una Legge di Bilancio fantasma che, ancor prima di essere disponibile, è già oggetto di critiche ed emendamenti provenienti dalla sua stessa maggioranza e con il Patto di Stabilità - unico vero atto politico del Governo Chiodi - che va in pezzi dopo appena due mesi dalla pomposa firma a palazzo Chigi.
Acque sempre più agitate nel centrodestra aquilano, anche se il tormentone che sta tenendo banco in questi giorni è se le Primarie, per la scelta del candidato Sindaco, si faranno o meno. In quest'ultimo caso verrebbe smentito il nuovo corso segnato da Angelino Alfano e cavallo di battaglia del coordinatore provinciale Pdl, Gianfranco Giuliante, come toccasana salvifico per ridare slancio ed intensità ad un partito troppo 'calato' dall'alto.
Ce l’hanno spiegato in tutti i modi: siamo sommersi dai debiti. Quindi tagli alla sanità; ai servizi; ai trasporti pubblici; alla cultura; alle pensioni e un futuro di lacrime e sangue... Ma non per tutti, come vorrebbe Napolitano. Esiste una Struttura “speciale” del Consiglio regionale dell’Abruzzo che, grazie a capitoli di bilancio che garantiscono comunque 415 mila euro contro i 320mila dello scorso anno. Stiamo parlando di quella Struttura Speciale di Supporto Stampa dove accadono cose molto speciali.
In politica si sa i bluff durano poco e Cialente questa volta l'ha fatta grossa. Un'altra delle sue cialentate che rischiano di compromettere la campagna elettorale alle prossime amministrative per il centrosinistra, con una città che si sente lasciata sola e tradita anche dal primo cittadino che la rappresenta.
di Maria Cattini - La manovra “lacrime è sangue” di 24 mld che prevede l’aumento delle tasse regionali sta creando discussioni e disagi nel Paese. A L’Aquila, le polemiche sulla Zfu e sui presunti 90 milioni di fondi decurtati continuano a distrarre tutti, politici e cittadini, dai problemi concreti della ricostruzione.
Questa sembra l’immagine data dai politici aquilani davanti ai funzionari di Bruxelles che, increduli di trovarsi davanti un intero Consiglio comunale in trasferta transalpina, hanno dovuto spiegare, per l’ennesima volta, la differenza tra Zona franca e misure per il “de minimis”. Ce lo avevano spiegato già a febbraio del 2010, quasi due anni fa: non cʼera nessuna volontà preconcetta ad osteggiare la Zfu per LʼAquila ma esistevano problemi, opportunità e incertezze oggettive che rendevano la scelta del “de minimis” una misura molto più conveniente e immediatamente disponibile per aiutare concretamente le economie della città.
Sono due giorni che la maggioranza ed i suoi esponenti stanno facendo già campagna elettorale sulle tasse per L’Aquila. «Stanco ma soddisfatto», si è detto il presidente Chiodi.
Nuovi assetti e nuove alleanze per il centrodestra anche in Abruzzo alla luce del risultato del tesseramento e in vista delle prossime notizie da Roma sul destino del governo. Filippo Piccone, coordinatore regionale del Pdl e Fabrizio Di Stefano, suo vice, sembrano aver cambiato idea sulla candidatura a Sindaco dell'Aquila di Giorgio De Matteis, facendo dietrofront rispetto alle posizioni di qualche tempo fa, quando lo stesso Piccone aveva sentenziato, con un «niente corse solitarie», le primarie del centrodestra anche per De Matteis candidato.
Tempo di crisi economica e ricerca di soluzioni. Se da un lato si continua a discutere su “quote rosa” e deficit di rappresentanza politica (vedi l'ultimo ricorso al Tar per la Giunta Alemanno), ecco che arriva Anna Maria Tarantola, vicedirettore generale della Banca d'Italia, che evidenzia l'importanza del raggiungimento dell'obiettivo fissato dal Trattato di Lisbona, cioè un tasso di occupazione femminile al 60%, che determinerebbe un aumento del Pil fino al 7%. Desolante è vedere nelle classifiche mondiali sulle pari opportunità tra i sessi il nostro Paese al 74esimo posto su 134, dietro tutti i Paesi europei e tra le maggiori economie industrializzate, davanti solo al Giappone.
Se è vero che in una campagna elettorale partita con così largo anticipo si può trovare di tutto, è indiscusso che oggi, all'Aquila, si gioca una partita decisiva senza esclusione di colpi. E quindi strategie politiche a go go, sondaggi, rumors, candidature 'bruciate' e altre mediaticamente sospinte e le bombe a orologeria sapientemente fatte esplodere soprattutto dal fuoco amico.
Forse trenta mesi sono pochi, per riuscire a elaborare un testo di legge sulla ricostruzione che sia degno di questo nome. Ed è quello che devono aver pensato gli esponenti della maggioranza abruzzese, Pdl in testa, che ora, all’improvviso, si sono svegliati dal torpore in ‘zona cesarini’. Una cosa è certa: l’importanza di quella legge l’ha capita tutta Italia, tranne che la maggioranza che siede in Parlamento, sempre che ci sia ancora. Ma facciamo un passo indietro. Il testo di legge d’iniziativa popolare, per il quale molti aquilani, e tanti cittadini in tutta Italia, hanno raccolto le firme (50mila) tra novembre 2010 e maggio 2011, sta per arrivare in aula alla Camera, a partire dal 17 ottobre prossimo.
Standars and Poor's declassa l'Italia, ritenuta incapace di far fronte al debito pubblico, a causa di una crescita economica sempre più debole e una situazione di incertezza politica che ostacola la ripresa. Più cocente allora si fa la delusione per il "declassamento" aquilano per la zona franca. Le motivazioni della bocciatura dell'istanza predisposta per la città dell'Aquila sono riassumibili in una insufficiente e poco documentata fotografia delle necessità da parte dell'Unione europea.
Nel 'laboratorio politico Agoràbruzzo' di Rigopiano, i troppi imbarazzi e le troppe incertezze per il futuro del Pdl nazionale impediscono di formulare alcuna novità degna di nota per la politica regionale. L'intero establishment del Pdl abruzzese radunato in un'amena quanto remota località del Parco nazionale del Gran Sasso, di questi tempi, non è cosa da poco, quasi quanto l'avvistamento di una rara specie protetta.
Ormai siamo alla farsa se anche il Financial Times sbatte Berlusconi in prima pagina stigmatizzando la manovra economica riscritta per la terza volta dal nostro governo: una prima dell'estate, poi un'altra a Ferragosto e l'ultima, stravolta, a fine agosto. Il tutto prima ancora di cominciare la discussione vera in Parlamento, prima di discutere gli emendamenti.
Si iniziano a scaldare i motori in vista della campagna elettorale, ufficiosamente già iniziata da tempo. Il centro sinistra deve sciogliere il nodo legato alla ricandidatura del sindaco. Agli scrupoli di coscienza di un Lolli, compagno di partito, che non si metterebbe in competizione con il primo cittadino, si contrappone una Pezzopane che ambisce a trasferirsi nella capitale. In realtà siamo ancora al gioco delle parti, è quindi del tutto inutile affannarsi, oggi, a puntare sul toto candidato del centro sinistra. Sul versante centro destra la situazione è ben più incartata.
Non sono passati neanche sei mesi dalla minaccia di dimissioni a orologeria del Sindaco che rieccolo 'piangere' sventure e solitudine, in piena sindrome da Calimero. Proprio lui, quello simpatico, ma troppo piccolo e nero, e quindi sempre “mazziato” dai poteri forti. E torna a rimpiangere di non averle date prima quelle dimissioni e portate anche a termine per arrivare a nuove e elezioni.
Devo dire che il coniglio dal cilindro del presidente Pagano di annunciare il consiglio regionale straordinario ed urgente per discutere del Piano nazionale per il Sud a ferragosto, proprio non se l'aspettava nessuno. Le ferie possono aspettare, perché ci sono da compiere scelte strategiche, per il futuro dell’Abruzzo, hanno tuonato tutti dall'Emiciclo.
Ce lo aspettavamo da tempo. Il problema urbanistico legato al Prg, alle aree bianche e alla mancata pianificazione territoriale, che sarebbe calato come una ghigliottina sulla testa degli aquilani, è arrivato puntuale. D’altronde, visto che non c'è un disegno del territorio, né un'idea di città, con una tattica “a orologeria” e un accerchiamento politico-mediatico, ecco esplodere il “bubbone” dell'abusivismo edilizio legato alle casette di legno.
L’estate ci porta lo strano fenomeno estivo: l’elogio funebre a Remo Gaspari, tutti laudatores dell’ex ministro a scolpire l’epitaffio del “potente boss degli abruzzesi”. Certo che siamo ridotti davvero male, a leggere i titoli dei giornali. Siamo «lo strano Paese che adesso rimpiange lo "zio" Remo Gaspari», titola il Giornale di qualche giorno fa. Era «sobrio», dice il Corriere della Sera, era «pulito», sottolinea la Stampa, «Remo Gaspari, politico all’americana» titola il Manifesto, «Portò l’Abruzzo al Nord», celebra il Sole 24 Ore, mentre il quotidiano cattolico Avvenire lo benedice con l’assoluzione finale: «Gaspari, ovvero la politica che mai si fece casta». Un atto d’accusa spietato per i politici di oggi se si arriva a riscattare il “gasparismo”, diventato virtuoso ed operoso, considerandolo come modello strategico e di riferimento per chi, oggi, ha responsabilità di governo e di amministrazione.
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