Un paese imprevidente: ''l'efficiente'' ministro Brunetta licenzia i sismologi
| La terra trema e mette in ginocchio l'Abruzzo, con un costo stimato dal ministro degli Interni Maroni in 12 miliardi di euro. In un paese come l'Italia che, peraltro, è "sismica" al 70% e il ministro della Pubblica amministrazione, "l'efficiente" Renato Brunetta, cosa fà? Sembra incredibile, ma licenzia i sismologi, quelli che si occupano, cioè di monitorare il territorio e di allertare i poteri pubblici sui pericoli prossimi venturi, almeno tanto da "ridurne il danno". Come sarebbe un'Italia senza gli studiosi che Brunetta vuole mettere alla porta? Seguiteci e lo scoprirete. La notte dell'Aquila La notte del terremoto all’Aquila, tra il 5 e il 6 aprile, dai vari centri dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sparsi per l’Italia è partita immediatamente per l’Abruzzo anche la squadra di Grottaminarda (in Irpinia). Se fosse già entrato in vigore il provvedimento di Brunetta non sarebbe stato possibile, perché a Grottaminarda il 90% del personale è precario. “Tutti tranne due, o tre persone, hanno il contratto a scadenza”, ci dice il dottor Raffaele Di Stefano, ricercatore di Roma e punto di riferimento dei tanti “a termine” dell’Istituto. E Grottaminarda, per quanto al limite, non è un caso isolato. L’Ingv può perdere il 40% del personale: 357 a rischio Nell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia, in cui lavorano gli esperti dei terremoti che media e opinione pubblica si contendono senza sosta in questi giorni, circa il 40% del personale non ha un posto fisso. E rischiano tutti il posto per effetto del disegno di legge voluto da Brunetta, che punta a riformare pubblica amministrazione ed enti di ricerca. A rischio sono ben 357 “precari” in tutto l’Istituto, come aveva scritto il Presidente dell’Istituto, Enzo Boschi, al governo nel lontano ottobre scorso. A fronte di “556 persone a tempo indeterminato”. “Tra i precari non vengono neanche conteggiati i borsisti e i dottorandi, che porta il numero a 400. E’ giusto formalmente, ma sono comunque persone che stanno qui anche da 5 anni”, precisa Di Stefano. 220 speranze spazzate via Tra i precari, poi, una speranza ce l’avevano le circa 175 persone inserite nelle graduatorie degli "stabilizzandi" 2007. Ed altre 45 che sarebbero entrate nelle graduatorie 2008. Se entrasse in vigore il provvedimento di Brunetta, queste liste sarebbero cancellate, e spazzate vie “le aspettative di stabilizzazione del personale inserito già da alcuni mesi nelle graduatorie”, scriveva Boschi. Che comunque precisava: “La forte incidenza del personale precario sul totale degli occupati non è dovuta ad abusi nel ricorso al lavoro flessibile, ma al fatto che l'Istituto, essendo nato nel 2001, ha operato quasi esclusivamente in regime di divieto di assunzioni”. Brunetta, però, è stato chiaro: “Si entra solo per concorso”. E dunque, via le graduatorie, che comunque adottano stringenti criteri di selezione e prevedono un minimo di 3 anni di lavoro nel centro. In alcune aree fino al 50% di precari La situazione, nell’Istituto, è critica da mesi, costringendo il personale a proclamare lo “stato di agitazione”. E certamente non se ne sarebbe neppure parlato se non ci fosse stata la tragedia aquilana, a ricordarci che i terremoti, in Italia, vanno affrontati con criterio e risorse adeguate. Se scomparissero i precari, i centri in tutta Italia collasserebbero, come lascia intuire uno dei documenti pubblicato sul sito “ufficioso” dell’Ingv (http://precariatingv.wordpress.com/), tutto dedicato ai contratti a scadenza. Che, come nelle pagini ufficiali, riporta mappe e grafici accurati. Perché, anche se precari, si è pur sempre scienziati. A Roma nella Sala Sismica il 20% non è stabilizzato E allora ecco che nella Sala Sismica di Sorveglianza 24h di Roma il 20% del personale non è “stabilizzato”; per la Rete Sismica Mobile attiva in fasi di calamità si arriva al 30% di precari; e identica cifra si ritrova nel servizio di monitoraggio e sorveglianza Sismica e dei Vulcani Attivi presso la Sala Operativa di Catania; mentre a Palermo si sale al 50%. Sul sito “ufficiale” dell'Osservatorio vesuviano, il centro che monitora uno dei più importanti vulcani ancora attivi del Paese, si legge che: "Il monitoraggio dei vulcani attivi del Sud Italia viene messo a rischio in quanto circa la metà del personale ha un contratto di natura precaria”. Tra i "precari" anche chi lavora da 10 anni Ma chi sono i precari dell’Ingv? “Sono quelli che contribuiscono in modo determinante anche all’attività di ricerca di base. Nel 2007 i ricercatori dell’Ingv hanno pubblicato 490 articoli scientifici su prestigiose riviste internazionali. Ben 338 articoli, pari al 70%, hanno tra gli autori ricercatori precari”, si legge ancora nel sito “ufficioso”. Non sono neanche “giovani in formazione”, che “dovrebbero apprezzare il lavoro flessibile come ingresso nel mondo del lavoro”, come disse il Brunetta qualche giorno fa in televisione. Perché sono molti i quarantenni “a termine”, che lavorano da anni senza un contratto a tempo indeterminato. Come Di Stefano, 38 anni, da più di 10 all’Istituto, e un dottorato all’estero alle spalle. O Carlo Alberto Brunoli, ricercatore del Centro Nazionale Terremoti, 41 anni. Anche lui a tempo determinato con scadenza il prossimo novembre. “Ben vengano i concorsi, li aspettiamo dal 2002” “Molti contratti termineranno a giugno”, ci dice Brunoli. “Poi mi chiedo cosa succederà. Sono mesi che non sappiamo nulla riguardo il nostro futuro. Siamo appesi a un filo”. Cosa pensate dei concorsi? “Ben vengano. Noi li aspettiamo dal 2002. Il numero elevato di personale a contratto è dovuto anche al blocco dei concorsi che non accenna ad aprirsi, se non con interventi “spot”, che servono a sanare situazioni insostenibili”. Brunoli ci tiene a precisare: “Non siamo un caso unico nel settore della ricerca. Ma decimare nel campo di vulcani e terremoti è pura follia, in un Paese come il nostro. E non penso solo all’emergenza, ma alla quotidianità del lavoro. Chi dirà ai turisti che possono salire sul Vesuvio perché va tutto bene, chi ci sarà a monitorare Stromboli, preso d’assalto dai vacanzieri?” Eliminare i precari non significa ridurre le spese, anzi… Secondo il ricercatore non si tratta di un qualsiasi capitolo di spesa dove operare tagli indiscriminati: “E se si parla tanto di sprechi, di ottimizzazione delle risorse, allora pensiamo cosa significherebbe il provvedimento di Brunetta in termini economici”. E spiega: “Sono necessari anni per formare tecnici e ricercatori; le casse pubbliche investono per ogni persona, tra università, dottorato, ed alta formazione accademica, dai 500 ai 700mila euro. Privarsi di queste persone già formate, chiedendogli di fare "qualcos'altro" o, peggio, di "andarsene all'estero", equivale a sperperare denaro pubblico e mettere una seria ipoteca sul futuro”. Ci danno 1 euro e lo restituiamo con 20 centesimi in più Brunoli ci tiene anche a sottolineare che molti progetti non sono finanziati in Italia, ma all’estero: “I progetti li scriviamo e presentiamo noi in Europa, per accedere ai fondi di ricerca. E’ come se qui ci dessero 1 euro e noi ne diamo indietro 1 euro e 20. Mettiamo in moto una catena che porta soldi in Italia”. Se si abbassasse il livello di ricerca non sarebbe, evidentemente, più possibile”. di Martina Aureli, 16/04/2009 (ilsalvagente.it) |
Commenti
01 mag : 15:32
alvaro

01 mag : 15:55
leonardo

Leggete qua http://www.ilcapoluogo.com/e107_plugins/content/content.php?content.15344
04 mag : 08:29
nafirase


Commenti: 133
Quoto quanto espresso da LEONARDO! Siamo sempre pronti a puntare il dito contro, ma senza riflettere...
Ma cosa ci fanno tutti questi studiosi? Stanno lì solo a registrare le scosse già avvenute, per di più attribuendo loro un indice di valutazione assolutamente differente dal resto del mondo. Non è mica tanto sbagliato mandarli a casa! Che ne resti giusto qualcuno... pochi, ma buoni.
alvaro

Commenti: 116
Signori sta a noi licenziare brunetto il nanetto. Non votiamolo più e il gioco è fatto.01 mag : 15:55
leonardo

Commenti: 20
La verità è che non servite a niente. Forza Brunetta!!! Taglia questo scempio.Leggete qua http://www.ilcapoluogo.com/e107_plugins/content/content.php?content.15344
04 mag : 08:29
nafirase

Commenti: 133
Ma cosa ci fanno tutti questi studiosi? Stanno lì solo a registrare le scosse già avvenute, per di più attribuendo loro un indice di valutazione assolutamente differente dal resto del mondo. Non è mica tanto sbagliato mandarli a casa! Che ne resti giusto qualcuno... pochi, ma buoni.
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