Cosa si prova a calpestare la ricerca pubblica?
| "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica." (Art. 9 Costituzione della Repubblica Italiana) Se non sapessi che così recita l’art. 9 della Costituzione Italiana, avrei l’impressione di essermi imbattuta nella lettura di ”Utopia” di Thomas More. Sembra quasi di vivere in un altro mondo. Forse, purtroppo, bisogna abituarsi all’idea che è davvero un altro mondo. O perlomeno un mondo diverso. Diverso da quello che vorremmo, diverso da come dovrebbe essere, comunque peggiore. Perché? Beh i motivi sarebbero infiniti. Uno a caso, sulla bocca di tutti: perché negli enti pubblici di ricerca più di 12.000 sono precari e il Governo, invece di promuovere nuove assunzioni, si preoccupa di bloccare le stabilizzazioni e incentivare tagli agli stipendi. I ricercatori precari però non ci stanno, e vogliono far sentire la propria voce o meglio, vogliono essere calpestati, per far sentire cosa si prova a rischiare ogni giorno il proprio lavoro per impegnarsi nella ricerca pubblica in Italia. Sabato 23 maggio duemila fotografie hanno ricoperto e colorato Piazza del Popolo. Chi era a Roma ha avuto la possibilità di assistere alla suggestiva e innovativa protesta “La Ricerca Calpestata”, in risposta ai recenti tagli alla ricerca previsti dal Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta. Un tappeto di volti da calpestare, volti di ricercatori italiani che ogni giorno investono la propria passione in un lavoro indispensabile per la comunità, ma dimenticato dalle autorità. Tra coloro che “ci hanno rimesso la faccia”, anche numerosi precari dell’INGV, specializzati nello studio e la comprensione di fenomeni sismici, vulcanici e atmosferici, che hanno svolto e svolgono in questo periodo più che mai, un ruolo fondamentale nella ricerca e nel servizio. (Significativo il dato che l’85% del personale INGV intervenuto nell’emergenza sismica a L’Aquila era precario) In piazza non solo i coordinamenti precari di enti pubblici di ricerca ma anche le scuole con dipendenti e insegnanti il cui lavoro rischia di essere travolto dai recenti provvedimenti governativi, pronti a privatizzare la scuola pubblica. Perché tra scuola e ricerca c’è un legame inscindibile; infatti, come recita il volantino della protesta, “senza scuola non c’è ricerca, senza ricerca non c’è futuro” Una protesta pacifica e costruttiva in una metafora amara e provocatoria ma allo stesso tempo originale e di forte impatto emotivo per sensibilizzare un settore strategico per lo sviluppo, quello della ricerca, sempre meno finanziato e più precario. Ed è grazie a questa protesta che, calpestando chi si è messo in gioco per un paese che non lo ripaga come dovrebbe, ho provato l’inconfondibile sensazione di essere, anche se solo per qualche piccolo passo, Ministro della Funzione Pubblica. http://www.buconero.eu/ sito dei lavoratori precari INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) http://precariatingv.wordpress.com/: sito dei precari dell’INGV (Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia) dii Carolina Sconci |
Commenti
25 mag : 20:35
anubis23


Commenti: 20
La signorina in oggetto faccia prima a chiedere perchè vemgono finanziate a pioggia ricerche sulla copula delle libellule invece di ricerche per prevenire eventi sismici o di meteorologici. Nessuno mette in dubbio l'importanza della ricerca pura ma in periodi di grave crisi economica come quelli che stiamo vivendo dobbiamo pensare a finanziare la ricerca utile a salvare vite umane e non permettere più che i Baroni possano influenzare queste logiche.
25 mag : 21:55
Carolina Sconci_3616

25 mag : 22:39
giusi


Commenti: 202
Trovo imbarazzante che quando si parla di ricerca scientifica c'è ancora chi la minimizza facendo esempi assurdi che vogliono solo impressionare. Siamo sempre pronti a stupire con i commenti e mai a capire
Giusi
26 mag : 09:58
CervelloInFuga

26 mag : 11:42
chewie


Commenti: 1848
Anubis = un paio di valide braccia rubate all'agricoltura...
anubis23

Commenti: 20
25 mag : 21:55
Carolina Sconci_3616

Commenti: 1
Mi stupisco che tale commento trovi spazio proprio nel sito del Capoluogo d'Abruzzo dove 300 famiglie, alle quali non importa nulla della copula delle libellule, piangono ancora le loro vittime. Il fatto che un terremoto sia più raro di un tumore non giustifica un governo a preferire una ricerca piuttosto che un'altra.25 mag : 22:39
giusi


Commenti: 202
Giusi
26 mag : 09:58
CervelloInFuga

Commenti: 291
tutto ciò dimostra come la ricerca non faccia parte della nostra.. come dire... "cultura" ...(preferiamo la coltura)26 mag : 11:42
chewie


Commenti: 1848
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