La cupola della Chiese delle Anime Sante è diventata in tutto il mondo il simbolo del Terremoto Aquilano. Reportage foto e video
| L'Aquila, 21 giu. - "Il lavoro che e' stato fatto sulla chiesa delle Anime Sante e' un lavoro che ha riscosso gia' oggi l'ammirazione di tutti gli esperti del mondo. Verranno in continuazione a vedere qui a l'Aquila per capire come stiamo facendo per restituire questa chiesa alla sua antica bellezza". Queste le parole di Guido Bertolaso pronunciate questa mattina riferendosi all'intervento sulla chiesa delle Anime Sante, la cui cupola fu realizzata dall'architetto Valadier nel 1775. La complessa operazione di messa in sicurezza della cupola della Chiesa di Santa Maria del Suffragio, meglio conosciuta come Chiesa delle Anime Sante, diventata in tutto il mondo il simbolo del terremoto aquilano, si è conclusa lo scorso 5 giugno. Il Capo Squadra Esperto VVF, Silvio Benedetti, ha ricordato che per questo progetto di recupero e messa in sicurezza i vigili del fuoco SAF (speleo-alpino-fluviali) avevano effettuato nei giorni precedenti operazioni preliminari, come il cerchiaggio della sommità della cupola, al fine di evitare possibili e ulteriori crolli di parti pericolanti della medesima, ed il consolidamento delle finestre. Solo in queste condizioni è stato possibile inserire il “ragno“, una struttura metallica a otto bracci estensibili. Dopo averlo calato con una gru dalla sommità della cupola della chiesa, profondamente ferita dal sisma del 6 aprile scorso, il ragno è stato alloggiato stabilmente sul cerchiaggio fissato al livello delle finestre, sia internamente che esternamente. Le attività, iniziate di buon mattino del 5 giugno, si sono concluse al tramonto con la massima soddisfazione di tutti i partecipanti alle operazioni di soccorso. Dopo il disastroso terremoto del 1703, la ricca confraternita delle Anime Sante scelse di costruirsi una nuova chiesa che costituì una novità nella tradizione non solo locale. Dopo il terremoto del 6 aprile del 2009, la chiesa di S.M. del Suffragio è diventata, per tutto il mondo, con la sua cupola distrutta, il simbolo del sisma che ha colpito L’Aquila. Eccone la sua storia: Forse perchè cresciuto in concomitanza di una fase drammatica cittadina, il barocco aquilano è un “barocco per forza” che sovente non accende il sentimento e non stimola la fantasia; inutile nascondere che è e resta freddo, senza brio. Unica eccezione (o quasi) è la chiesa di S. Maria del Suffragio, che impreziosisce Piazza Duomo e pare donare uno spicchio diLisbona non solo al capoluogo d’Abruzzo, ma all’intera Italia centrale. L’aspetto armonioso di questo edificio sacro è il risultato di vari interventi e rimaneggiamenti attuati tra il XVIII e il XIX secolo. La facciata della chiesa porta un messaggio chiaro e ben definito: la morte, che qui non è la terribile falciatrice, ma la misericordiosa sorella, l’accompagnatrice ad una nuova vita ultraterrena, un atto di riverenza verso quelle anime portate via dal terremoto e un segno di rinascita. L’autore della facciata fu il pittore-architetto Giovan Francesco Leomporri, mentre il progetto strutturale dell’edificio sarebbe di Carlo Buratti, allievo di Carlo Fontana. Oggi si può godere del recente e sublime restauro interno e della slanciata cupola neoclassica, un restauro che ebbe inizio da un avvenimento di cronaca dal sapore di magia quando, nel febbraio del 2003, esattamente nella ricorrenza secolare di quel terremoto che alla stessa data atterrò la città, durante un temporale dalle caratteristiche estive, un fulmine colpì la cupola del Suffragio danneggiandola e scaricò la sua energia sull’altare facendolo esplodere. Non c’era materia solo per tetragoni superstiziosi, il monito era per tutti in un momento cittadino di scandali legati alla Perdonanza di Celestino V. Da quel momento una pagina è stata voltata: gli stucchi e gli ori anneriti della chiesa tornano chiari e lucenti; con il restauro sono sparite le teche con i morti imbalsamati (una delle cappelle fu un tempo tappezzata di teschi). Un sontuoso pavimento in marmi pregiati dal disegno classico, risplende al posto dei terrificanti marmittoni di qualche anno fa; l’altare in pietre intarsiate toglie il fiato, ed opere pittoriche come il S. Antonio di Teofilo Patini e un polittico di Francesco Bedeschini impreziosiscono l’altare maggiore. Durante gli scavi per la sistemazione dell’interno, sono riemerse delle preesistenti fondazioni di caseggiati del luogo. Nel dicembre del 2005, dopo 60 anni di silenzio, il maestoso organo restaurato è tornato a suonare. Le anime potranno non solo trarre beneficio dalla comunione con l’aldilà, ma anche riscaldarsi, la chiesa è infatti dotata di un sistema di riscaldamento modernissimo, mediante condutture di acqua calda sotto il pavimento. [Foto Antonio Ruzza] |
Commenti
22 giu : 12:16
Danko_1867


Commenti: 120
Che grandi..ogni parola risulterebbe limitativa per la descrizione della preparazione e del coraggio di queste persone. Semplicemente grazie!
22 giu : 15:26
fed34


Commenti: 652
Bisogna osservare che comunque Bertolaso puo´vantaggiosamente operare con la efficienza di oggi tramite anche mezzi tecnologici modernissimi ed altrettanto progredite capacita´ d´uso scientifiche ,che Zamberletti non aveva.La differenza e´anche questa, e anche per questo percio´,per evitare di cadere in obscurum,che ribadisco pressatamente che la ricostruzione dell´intero cratere deve assolutamente essere curata da un unico ente tecnico di eguali capacita´operative,che scrupolosamente eviti di far transitare un solo euro nelle casse degli enti territoriali.
22 giu : 17:22
Marvanzio


Commenti: 182
Vorrei solo dare a Cesare quel che è di Cesare....
Bertolaso ha secondo me alcuni meriti, uno di quelli che gli davo era che parlava poco e agiva molto (magari non sempre per il meglio ma si dava da fare)
Ultimamente ha cominciato a parlare un pò troppo, stiamo facendo , stiamo vedendo, etc etc....
Ho avuto la fortuna come volontario CRI di dare un'occhiata da vicino ai lavori per la messa in sicurezza di S. Bernardino, Del Forte Spagnolo e e di piazza Duomo, ed il merito dei lavori di cui si pavoneggia Bertolaso va dato sopolo e soltanto ai vigili del fuoco.
Li ho visti appesi a delle corde a 80 metri di altezza, a fare i carpentieri, i muratori ed i fabbri, iniziare a lavorare alle 8 di mattina e staccare alle 8 la sera facendo una pausa solo per mangiare.
Ho visto i foglietti attaccati sui loro mezzi, in cui dichiaravano lo stato di agitazione contro il governo che non aveva mantenuto le promesse di dargli nuovi mezzi e fare nuove assunzioni senza però interrompere il lavoro di assistenza alla popolazione.
Un giorno la loro protesta si è estesa un pò, ogni ora suonavano le sirene dei loro mezzi, ma continuavano a lavorare come e piu di prima, ovviamente in piena zona rossa non c'era pubblico che prendesse atto della loro protesta, e giornali e Tv al solito si sono guardati bene dal parlarne.
Ora, è vero che i vigili del fuoco fanno parte della protezione civile, ma diamogli il merito che hanno, e sopratutto mettiamoli in condizione di lavorare al meglio delle loro possibilità (che a mio parere sono eccezionali)
Danko_1867

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22 giu : 15:26
fed34

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22 giu : 17:22
Marvanzio

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Bertolaso ha secondo me alcuni meriti, uno di quelli che gli davo era che parlava poco e agiva molto (magari non sempre per il meglio ma si dava da fare)
Ultimamente ha cominciato a parlare un pò troppo, stiamo facendo , stiamo vedendo, etc etc....
Ho avuto la fortuna come volontario CRI di dare un'occhiata da vicino ai lavori per la messa in sicurezza di S. Bernardino, Del Forte Spagnolo e e di piazza Duomo, ed il merito dei lavori di cui si pavoneggia Bertolaso va dato sopolo e soltanto ai vigili del fuoco.
Li ho visti appesi a delle corde a 80 metri di altezza, a fare i carpentieri, i muratori ed i fabbri, iniziare a lavorare alle 8 di mattina e staccare alle 8 la sera facendo una pausa solo per mangiare.
Ho visto i foglietti attaccati sui loro mezzi, in cui dichiaravano lo stato di agitazione contro il governo che non aveva mantenuto le promesse di dargli nuovi mezzi e fare nuove assunzioni senza però interrompere il lavoro di assistenza alla popolazione.
Un giorno la loro protesta si è estesa un pò, ogni ora suonavano le sirene dei loro mezzi, ma continuavano a lavorare come e piu di prima, ovviamente in piena zona rossa non c'era pubblico che prendesse atto della loro protesta, e giornali e Tv al solito si sono guardati bene dal parlarne.
Ora, è vero che i vigili del fuoco fanno parte della protezione civile, ma diamogli il merito che hanno, e sopratutto mettiamoli in condizione di lavorare al meglio delle loro possibilità (che a mio parere sono eccezionali)
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