Il libro Aquila. Dalla fondazione alla renovatio urbis di Raffaele Colapietra e Mario Centofanti (Textus Edizioni, 2004) riluce già dalla copertina con il titolo in caratteri dorati e con San Girolamo (particolare del polittico di Capestrano, fine XV secolo) che emergono da uno sfondo nero denso. Il contenuto è una specie di scatola delle meraviglie: una volta aperta per il lettore è impossibile non rimanerne catturato. La fascinazione iconografica unita al dotto apparato letterario-documentaristico, che la spiega e la completa, mostra quanto di più intimo e insieme di più rappresentativo ha concorso a formare l’essenza, l’anima, l’afflato vitale della città dell'Aquila nel corso dei primi quattro secoli della sua costruzione. “Dal discorso puntuale di queste pagine emerge il ritratto di una città che fu pensata, attraversata e vissuta da personaggi di primaria importanza nel panorama europeo politico e culturale dell’epoca che le conferirono un respiro internazionale – si legge nella prefazione – intriso di suggestioni di cui L’Aquila porta ancora, indelebile, la traccia. Una traccia evidente nelle fonti documentarie, nell’architettura, nell’arte”.
Il pregiato volume che racconta la storia dell’Aquila dalla nascita, insistendo sulla ricchezza degli aspetti artistici connaturati e frammischiati alla sua evoluzione urbanistico-architettonica, connessa alle variabili economiche e sociali, è stato ristampato nel 2009, all’indomani del devastante sisma del 6 aprile. Il latinista Umberto De Carolis ha tradotto le principali fonti storiche, le fotografie, suggestive e preziose, sono di Luca Del Monaco, Gino Di Paolo, Gianni Santilli e Mauro Congeduti. La speranza condivisa è che il futuro riservi ancora una fase di edificazione, di ricomposizione dalle lacerazioni provocate dal terremoto in cui progettualità e competenze concorrano a ristabilire un connubio indissolubile tra vecchio e nuovo.
“E’ con gli occhi pieni di trepidazione per il futuro della sua città, a pochi giorni di distanza dal mio arrivo all’Aquila, che Edoardo Caroccia mi ha resa partecipe di questo suo sogno editoriale, strappandomi subito la promessa di scrivere una breve nota di presentazione – scrive Lucia Arbace, soprintendente Beni storici, artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo – Raffaele Colapietra e Mario Centofanti hanno ricostruito con chiarezza e rara capacità di sintesi gli eventi più notevoliaccaduti nell’arco cronologico interessato, la fondazione in età federiciana e gli sviluppi della Renovatio Urbis maturati nell’inoltrato Cinquecento”.
La testimonianza storica, che concedono queste pagine, è un’occasione di riflessione sulle caratteristiche ed esigenze del territorio aquilano nelle sue declinazioni geografiche, politiche e amministrative; uno spunto per far sì che l’anamnesi dei fatti passati si stratifichi nelle memorie, anche in quelle più giovani, e possa costituire un monito oltre che per il presente, anche per il futuro. La decodifica dei magnetismi artistici e culturali della città, polo di attrazione turistica e storiografica, mirabilmente esposta e illustrata in questo libro, ammette una opportunità di redenzione catartica rispetto alla realtà attuale, benché da un punto di vista strettamente emotivo non esista nulla di più toccante che vedere, come effigie stampata sulla carta, la ricca quantità di opere d’arte, affreschi e sculture, una volta depositati in chiese e fabbricati, privati per lo più delle mura che li hanno protetti nel tempo.
Sintesi largamente leggibile e rigorosamente scrupolosa dei fatti, condotta sottoforma di ideale conversazione fra gli autori, il libro consente di seguire anche visivamente, grazie al linguaggio immediato delle immagini, le tappe principali dello sviluppo della città, vivo centro municipale quasi dal suo sorgere, comune medievale privilegiato dalla sua naturale mansione di sutura tra il nord e il sud della penisola, snodo di importanti relazioni diplomatiche e punto di passaggio di figure dall’alto profilo istituzionale.
Le linee peculiari della vicenda dell’edificazione aquilana, perno costitutivo dell’intenzione editoriale, permettono di conoscere le motivazioni profonde che portarono al suo fiorire, perché innervate nella politica degli equilibri e delle conciliazioni del più ampio contesto italiano. Rispetto alla prima edizione, concepita per rendere omaggio al settecentocinquantesimo anno della fondazione della città, il lavoro è cresciuto con l’aggiunta di una seconda parte dedicata all’evoluzione verificatasi nel XVI secolo, quando l’impianto urbanistico si arricchì di molte delle emergenze architettoniche che ancora oggi la caratterizzano. “Occorrerebbe riuscire a combinare – scrive ancora Lucia Arbace –un’eguale miscela di rara competenza, autentica passione e professionalità locale per far risorgere L’Aquila, al pari di questo volume che è ben più di una prestigiosa pubblicazione da mostrare con orgoglio ai tanti che giungono qui senza neanche sforzarsi di comprendere la città. E’ una testimonianza esemplare di autentico riscatto, linfa per il futuro, anche per la ricerca, grazie ai numerosi percorsi ancora aperti e alle continue sollecitazioni a perseverare nello studio e a difendere la memoria”.
di Eleonora Egizi