Già da qualche anno la politica della Casa Salesiana non è più quella di una volta. Una gloriosa Istituzione religiosa legata alla città, così come gli aquilani erano legati indissolubilmente ai Salesiani. Furono chiamati a L’Aquila negli anni trenta dall’allora Podestà Adelchi Serena su consiglio dei Padri Gesuiti per bonificare una intera zona della città, nella quale il degrado sociale aveva raggiunto livelli ragguardevoli.
Con estrema umiltà, caratteristica tipica dei Salesiani, si insediarono nella zona della Lauretana, più precisamente nel Convento di Santa Lucia, messo a disposizione e donato dal Comune dell’Aquila.
I religiosi, ispirati ai principi sociali di Don Bosco, si dettero da fare e, senza perdere tempo prezioso, cominciarono ad operare, dando inizio ad una serie di attività formative artigianali per dotare i giovani di una sufficiente professionalità, capace di avviarli sulla via del lavoro dipendente, offrendo loro anche la possibilità di intraprendere una qualsiasi attività artigianale in proprio, come è avvenuto negli anni successivi. Furono istituite scuole di falegnameria, calzoleria, legatoria e sartoria. Si dette vita ad una attività scolastica, ottenendo il riconoscimento ufficiale per le scuole elementari e di avviamento professionale. Ci furono, perciò, allievi che frequentavano i predetti corsi con convittualità completa, provenendo dai centri più lontani. Altri invece frequentarono solo ed esclusivamente l’Oratorio Salesiano, ricevendo una educazione religiosa, sociale e civile che li ha sempre distinti ed accompagnati nel corso della vita.
Naturalmente, poi, i tempi sono cambiati e con essi sono stati variati anche i metodi di socializzazione dei ragazzi, comunque ispirati agli esempi ed alle indicazioni di Don Bosco. Le scuole artigianali sono state soppresse per la lasciare spazio all’istituzione dei moderni corsi formativi del CNOS, posti sul pregevole piano di quelli della Regione, delle OO.SS. e delle Associazioni di categoria. Spesso, determinati settori dell’industria hanno chiesto ai Salesiani di tenere corsi formativi specifici alla produzione delle medesime, coprendo una vasta gamma compresa tra la Chimica, l’Elettronica, l’Informatica, la meccanica di precisione, etc.-
Da qualche tempo la struttura aquilana è stata sottoposta a stretto monitoraggio da parte degli organi centrali della Casa ed è stata classificata tra le “improduttive”, pur gestendo un avviato e frequentato Oratorio ed un efficiente servizio di accoglimento ed ospitalità universitario, frequentato da giovani iscritti all’Ateneo aquilano, provenienti da ogni parte d’Italia.
Il terremoto, forse, ha accelerato il processo di abbandono dell’attività formativa sociale e di accoglienza degli universitari. In effetti, la Casa Salesiana non ha più una sede. I tempi per il recupero e la ricostruzione della struttura di Via San Giovanni Bosco appaiono lenti, lunghi ed assai incerti, la Regione non ha più finanziato e non intende finanziare i corsi di formazione professionale , per cui anche il CNOS viene ad essere privato della ragione di vita.
A questo punto non si sa bene se siamo noi ad epuare i Salesiani, o se sono loro ad abbandonare il campo perché non si sentono più considerati dalle Istituzioni locali. Sta di fatto checi si mettono anche problemi logistici per una eventuale collocazione di una nuova struttura Salesiana. Infatti la Curia aveva indicato un’area sulla quale i Salesiani avrebbero potuto edificare la nuova sede, ma la superficie risulta essere interessata da un processo espropriativi in itinere per la realizzazione di opere pubbliche. Sembrerebbe, ma con molti dubbi, che la Curia ed il Comune non dispongano di adeguati siti per i Salesiani e l’Oratorio Salesiano! Forse sarebbe bene fare un’attenta ricognizione delle aree disponibili di competenza dei citati Enti. Qualcosa, anche di buono, potrebbe esserci, vista la finalità altamente sociale destinabile all’iniziativa.
In questo particolare momento non possiamo permetterci di perdere il consistente patrimonio formativo e culturale dei Salesiani, ai quali, anzi, dobbiamo rendere merito per la pregevole azione sociale che hanno svolto dalla prima emergenza, continuativamente fino ad oggi, con l’organizzazione gratuita di ben tre centri per l’estate ragazzi, a Bazzano, L’Aquila e Sassa. Inoltre, essi hanno dato man forte proprio alla Curia aquilana, tamponando esigenze, assicurando la presenza di un sacerdote in tutte quelle parrocchie che hanno avuto problemi connessi al sisma.
Il Sindaco, il Presidente della Provincia, il Presidente della Regione, tutti gli ex allievi, i cittadini tutti, dovrebbero fare fronte unico per scongiurare il pericolo dell’allontanamento dei Salesiani dall’Aquila, specialmente quelle famiglie, i cui bambini trovano accoglienza e socializzazione nella struttura Salesiana non soltanto nell’estate ragazzi, ma, anche e soprattutto, nel corso dell’intero anno.
di Fulgo Graziosi


































Commenti (1)
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E se andassero via anche i gesuiti & co?
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